L'Italia rischia di non essere pronta
per gli obiettivi della direttiva europea "Case Green".
per gli obiettivi della direttiva europea "Case Green".
La sfida della transizione energetica: l'immagine mostra la differenza di dispersione termica tra un edificio non isolato (a sinistra) e uno riqualificato (a destra), necessario per raggiungere i target europei al 2030.
02 gennaio 2026
La fotografia del patrimonio immobiliare italiano
L'analisi elaborata da Nomisma "Direttiva Epbd, un'opportunità di rilancio per il Sistema Paese" certifica che oltre il 70% del patrimonio immobiliare del nostro paese ha dispersioni elevate, impianti generalmente obsoleti, materiali da costruzione superati e consumi che in molti casi sono tripli rispetto a quelli di una costruzione recente con il settore residenziale che, da solo, è responsabile del 25% dei consumi energetici totali in Italia. Lo studio conferma anche che il 54% delle abitazioni italiane rientra nelle classi energetiche peggiori, la F e la G, con punte del 65% nelle zone climatiche più fredde.
Gli edifici costruiti prima delle moderne normative sull'isolamento termico, e in Italia sono la stragrande maggioranza, presentano un involucro e gli impianti incapaci di garantire un maggior comfort abitativo e di contenere i consumi energetici imponendo un maggiore utilizzo degli impianti di riscaldamento e di climatizzazione che devono funzionare più a lungo e con maggiore intensità facendo lievitare i costi per le famiglie e le imprese e creando gravi problemi ambientali.
L'impatto su imprese e costi operativi
Il tessuto produttivo risente anch'esso dell'inefficienza del sistema con edifici molto vecchi, o comunque che non hanno subito lavori di manutenzione per diventare virtuosi dal punto di vista del rispetto dell'ambiente, che diventano strumenti di impresa energivori che fanno salire in modo esorbitante i costi operativi ed il prezzo del prodotto finito e che portano spesso la nostra industria primaria a diventare non competitiva anche rispetto agli altri partner europei.
Dal Superbonus agli incentivi strutturali
Gli incentivi straordinari introdotti nel periodo tra il 2020 ed il 2024, che hanno avuto nomi fantasiosi come "Superbonus" ed "Ecobonus", hanno aiutato l'avvio di un processo di riqualificazione con interventi che hanno ridotto i consumi del 7,4% ma l'obiettivo europeo al 2030 è del 16%. Purtroppo si è trattato di interventi "una tantum" e non strutturali mentre il nostro paese ha necessità di adottare strumenti legislativi di lungo periodo che diano certezza e che permettano la programmazione di interventi diluiti nel tempo per fare in modo che anche le famiglie e le imprese in difficoltà possano prevedere interventi graduali compatibili con le loro possibilità economiche e finanziarie. Troppo spesso in Italia per poter beneficiare dei contributi previsti per migliorare la qualità delle nostre abitazioni è necessario anticipare capitali così ingenti da spingere i proprietari a rinunciare a programmare interventi migliorativi.
I costi della transizione al 2030
Per raggiungere i target europei dovremmo intervenire su 1,7 milioni di edifici residenziali entro il 2030 con un investimento stimato nel triennio 2027-2030 di oltre 115,3 miliardi di euro, pari a 28,8 miliardi all'anno, a cui di dovranno aggiungere altri interventi per raggiungere l'ulteriore target del 20-22% entro il 2035 fissato da Bruxelles. Si tratta di una situazione insostenibile per tantissimi famiglie ed imprese che sono già in difficoltà a causa della stagnazione di fatto della nostra economia e delle tante imposte che gravano sugli immobili, e che purtroppo continuano a rappresentare il "bancomat" del paese per mantenere sprechi e privilegi che nessuno degli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi decenni è riuscito a smantellare, ed è assolutamente necessario che vengano adottate nuove misure con incentivi meno generosi ma strutturali, con detrazioni certe nel lungo periodo, e che vengano creati partenariati pubblico-privati e contratti di prestazione energetica, gli Epc, che permettano di finanziare gli interventi attraverso i risparmi prodotti.
dott. Virgilio Cimaschi